Descrizione
Ultima giornata per il IX Destination Summit delle Comunità Marine. Ai tavoli di lavoro che si sono svolti in questa tre giorni a Lignano Sabbiadoro il Sindaco di Chioggia ha portato l’esperienza delle zone rosse di Sottomarina e delle ordinanze adottate per la tutela della quiete pubblica.
“Quello della movida - ha detto il Sindaco Armelao - è un tema complesso che non può essere affrontato mettendo gli uni contro gli altri: residenti, giovani, imprenditori e amministrazioni pubbliche. Ieri, al tavolo di lavoro, ho portato l’esperienza maturata a Chioggia, partendo dai risultati che abbiamo ottenuto con l’istituzione delle zone rosse in due aree di Sottomarina, uno strumento che ha consentito di rafforzare la presenza delle Forze dell’Ordine e della Polizia Locale in zone particolarmente interessate dai flussi turistici e dagli assembramenti.
Ho poi illustrato il percorso che abbiamo seguito con le due ordinanze sulla movida e sulla quiete pubblica, adottate per Chioggia e Sottomarina.
A Chioggia abbiamo scelto di intervenire perché avevamo ricevuto segnalazioni, riscontrato criticità e raccolto elementi che ci imponevano di assumerci una responsabilità. L’ordinanza del centro storico è stata successivamente affinata proprio attraverso il confronto con le categorie economiche, gli operatori e i residenti.
Questo è, secondo me, il metodo corretto: decidere quando è necessario, ascoltare sempre e correggere ciò che può essere migliorato.
Ma c’è una questione che dobbiamo porci a livello nazionale.
Quanto possiamo chiedere ai sindaci di essere responsabili se, quando arriva il momento di assumere decisioni difficili, li lasciamo completamente soli?
Un sindaco si trova davanti a due diritti ed esigenze che devono essere tenuti insieme: da una parte il diritto degli imprenditori a lavorare, investire e creare occupazione e il diritto delle persone a vivere la propria città, divertirsi e socializzare.
Dall’altra, però, c’è il diritto di chi vive in quelle stesse zone a dormire, riposare e vivere nella propria abitazione senza essere costantemente disturbato.
Il compito del sindaco è trovare il punto di equilibrio.
E non è affatto semplice.
Perché quando firmi un’ordinanza sai che potresti essere contestato da una parte o dall’altra. Puoi essere accusato di aver limitato le attività economiche oppure, al contrario, di non aver fatto abbastanza per tutelare i residenti.
Ma oggi c’è anche un altro rischio che non possiamo ignorare: quello dell’inerzia.
La giurisprudenza recente ha ribadito che il Comune ha competenze di vigilanza e controllo sull’inquinamento acustico e che, in presenza di criticità, l’amministrazione non può semplicemente restare ferma. Il Consiglio di Stato, proprio nel 2026, si è occupato di un caso relativo alla movida napoletana nel quale veniva contestato al Comune il mancato esercizio dei propri poteri di controllo e intervento. E a Milano una sentenza del Tribunale ha portato il Comune ad adottare specifiche misure per la tutela della tranquillità e del riposo dei residenti nell’area Lazzaretto-Melzo. Quindi il problema non è soltanto il rischio che un esercente possa fare ricorso contro un’ordinanza.
Esiste anche il rischio, per l’amministrazione, di essere chiamata a rispondere se non interviene davanti a una situazione conosciuta e documentata.
Per questo dico che i sindaci hanno bisogno di strumenti più chiari e di maggiore supporto.
Non possiamo pretendere che siano loro, da soli, a trovare ogni volta il delicatissimo equilibrio tra diritto all’impresa, turismo, divertimento, sicurezza e diritto al riposo.
Servono regole chiare, dati, controlli, collaborazione con Prefetture e Forze dell’Ordine e un quadro normativo che metta i sindaci nelle condizioni di agire con certezza e proporzionalità.
La nostra esperienza a Chioggia dimostra che è possibile intervenire senza voler “spegnere” una città.
Noi non vogliamo una città senza musica, senza giovani e senza attività economiche. Vogliamo una città nella quale si possa lavorare, divertirsi e contemporaneamente vivere e dormire.
Perché il vero obiettivo non deve essere scegliere tra economia e residenti.
Il vero obiettivo deve essere far convivere entrambe le esigenze.
E su questo i sindaci non possono essere lasciati soli.”
Oggi dunque giornata conclusiva del Destination Summit G20Spiagge, il network che riunisce le 23 destinazioni costiere italiane con meno di 65.000 abitanti e che da sole contano circa 55 milioni di presenze l’anno, il 12 % del totale nazionale. Nel corso del summit si è discusso del futuro delle coste e del percorso verso il riconoscimento dello status di Comunità Marine. Il convegno nazionale conclusivo, “Il mare è una città. Comunità Marine: governare il futuro delle coste italiane”, ha portato al centro del confronto la necessità di dotare i Comuni costieri ad alta intensità turistica di nuovi strumenti amministrativi e finanziari. Il confronto, diretto da Emanuela Rosa-Clot, direttrice di Bell’Italia, ha coinvolto Sindaci, Governo, Parlamento, Regioni e rappresentanti dei settori produttivi. Dal Summit è arrivato il sostegno esplicito delle Regioni e delle categorie economiche nazionali al percorso per il riconoscimento delle Comunità Marine, insieme all’attenzione del Governo e del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.